Una terra segnata dalla resina

In Etiopia l'incenso gioca da sempre un ruolo fondamentale nella vita di tutte le comunità che la abitano — non solo nei rituali del sacro, ma anche in quelli domestici e nella medicina tradizionale.

La sua flora lo testimonia: la famiglia delle Burseraceae, che comprende le piante produttrici di incenso e mirra, conta qui 6 specie di Boswellia e ben 42 specie di Commiphora.

Un legame antico quanto le civiltà

Anche gli antichi Egizi si procuravano da qui incenso e mirra, come documentato nelle incisioni di Deir el-Bahari. Raccontano della spedizione della regina Hatshepsut, che intorno al 1490 a.C. inviò cinque grandi navi verso la terra di Punt per riportare in patria le preziose resine — e le stesse piante che le producevano, forse nel tentativo di ricreare un giardino degli dei, o di impiantarle in Egitto.

La Bibbia narra dei doni che la Regina di Saba portò a Salomone, tra cui incenso e mirra, in una quantità tale che si scrive: "non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la Regina di Saba al Re Salomone".

I ritrovamenti archeologici ad Aksum — incensieri in pietra del periodo sabeo, VIII secolo a.C. — testimoniano l'antichità dell'uso rituale dell'incenso nel grande impero che comprendeva Etiopia e Yemen.

L'incenso liturgico: Betekristian

Dalla conversione al Cristianesimo nel IV secolo d.C., l'Etiopia è la patria dell'incenso liturgico, qui chiamato Betekristian o Messer — conosciuto altrove come Olibano o Franchincenso. È usato dalle chiese cristiane, ortodosse e cattoliche, in tutto il mondo.

Si ricava dalle incisioni praticate sulla Boswellia papyrifera, un albero di 6-8 metri diffuso negli altopiani e nelle zone collinari a nord e ovest del paese. Qui si è sviluppata da millenni la produzione su larga scala della resina — un'attività che oggi costituisce un'importante fonte di reddito per le comunità di agricoltori Amhara e Tigrini, che seguono un rigido criterio di sostenibilità.

Come si raccoglie

Il processo segue regole precise, tramandate nel tempo:

Una volta raccolto, il prodotto viene selezionato, pulito dalla corteccia e graduato per misura e sfumature di colore — un lavoro enorme, svolto manualmente e che impegna soprattutto le donne.

Il profumo e le proprietà

Il Betekristian ha un aroma caratteristico di limone: fresco, resinoso, con una leggera nota di cera d'api. Una fragranza indissolubilmente legata ai templi della fede cristiana — la Chiesa etiope lo impiega copiosamente in ogni cerimonia, nella preghiera dell'incenso che introduce la Messa.

Nella medicina tradizionale è apprezzato per le sue proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. Il profilo terpenico è dominato da monoterpeni e diterpeni, con octil-acetato, acidi boswellici e incensolo-acetato come principi attivi principali.

Borena: l'incenso dei pastori del sud

Dal sud dell'Etiopia, terra del popolo Borana, proviene la Boswellia neglecta — localmente chiamata dakkara. Di colore nero, ha un carattere aromatico boschivo che ricorda le nostre conifere: balsamico, resinoso, pinaceo, speziato e legnoso.

Le sue note fresche e terpentiniche evocano i legni bruciati nel caminetto, con sentori di muschio e licheni. Il profilo terpenico è caratterizzato da α-Pinene, α-Thujene, β-Pinene, Sabinene, p-Cymene, Terpinen-4-olo e Verbenone.

Sono i pastori Borana a raccoglierlo, nel loro vagabondare tra cespugli e arbusti alla ricerca di pascoli per capre e cammelli. Durante il tragitto raccolgono la resina già solidificata e praticano nuove incisioni per la raccolta successiva. Oltre a costituire una fonte di reddito, l'incenso Borena ha un ruolo speciale nei rituali sacri e tradizionali.

Ogaden: il profumo delle savane rosse

Dai bassopiani orientali proviene la Boswellia rivae, albero che può raggiungere 7-8 metri. È una risorsa importante per i pastori delle etnie Oromo, Somali e Ogaden, che vivono nelle savane aride della regione, tra vegetazione bassa, acacie e commiphora.

L'incenso che ne deriva prende il nome di Ogaden, dalla regione di origine. È ricco di monoterpeni e sesquiterpeni — α-Pinene, α-Thujene, Limonene, p-Cymene, Δ-3-Carene, o-Cymene, β-Pinene — e regala un profumo balsamico intenso, con sfumature dolci, floreali e speziate: il carattere caldo e sabbioso delle terre rosse da cui proviene.

Le specie rare

Altre specie di Boswellia sono più rare e permettono solo una raccolta limitata, destinata all'uso locale:

Il regno della Commiphora

Dai vasti bassopiani orientali proviene la maggior parte delle 42 specie di Commiphora presenti in Etiopia. Qui la vita è scandita da ritmi pastorali: comunità nomadi e semi-nomadi vivono in territori non adatti all'agricoltura, e la raccolta delle resine è per loro una fonte essenziale di sussistenza.

Sono materie preziose per l'industria farmaceutica (la mirra) e per quella profumiera (opopanax e Hagar). Le specie commercialmente più importanti sono tre: Commiphora myrrha, Commiphora guidotti e Commiphora kataf.

Commiphora myrrha — la vera mirra

È la specie più conosciuta e diffusa, presente nel nord-est, est e sud-est dell'Etiopia. Raggiunge i 4-5 metri, con rami spinosi che rendono l'incisione difficile — solo la perizia dei pastori-raccoglitori permette di selezionare le piante giuste da incidere con il mengaf.

Come tutte le Burseraceae, può essere incisa solo dopo i 10 anni di età: le piante più giovani darebbero un raccolto scarso e ne comprometterebbero lo sviluppo.

La medicina tradizionale la usa largamente come antisettico e antibatterico, sciogliendo la resina in acqua e applicandola sulle ferite.

Il profilo terpenico è dominato da sesquiterpeni e furanosesquiterpeni — curzerene (spesso il componente più abbondante), furanoeudesma-1,3-diene, 2-acetossifuranodiene, isofuranogermacrene — responsabili delle sue proprietà antiossidanti e antimicrobiche. Il profumo è caldo, resinoso, pungente, speziato, con sfumature d'arancio.

Commiphora guidotti — l'Opopanax

Albero cespuglioso di 4-5 metri, con i rami terminali caratteristicamente rivolti verso il basso. Produce il famoso Opopanax, spesso confuso in letteratura con l'Opopanax chironium — pianta mediterranea della famiglia delle Apiaceae, usata nell'antica medicina, ma botanicamente diversa.

La sua resina ha un profumo intenso, dolce e floreale, con nuances legnose, resinose e una sottile nota di lavanda. È utilizzata in profumeria fin dai primi anni del Novecento proprio per questo calore dolce e avvolgente.

Il profilo terpenico, dominato dai sesquiterpeni, include α-santalene, furanoeudesma-1,3-diene, curzerene e β-bisabolene.

Commiphora kataf — l'Hagar

Produce la resina nota come Hagar o agarsu. Condivide l'habitat della Commiphora myrrha ma è presente in numero minore. Anch'essa impiegata in profumeria, dona alle composizioni un carattere ambrato, pungente e terroso, con accenti balsamici e floreali.

L'analisi gas-cromatografica rivela un profilo di mono e sesquiterpeni: trans-cariofillene (fino al 33%), α-copaene (circa 29%), β-cadinene (circa 6,7%) e α-pinene (circa 6,2%).

Un regno indiscusso

Molte specie di Burseraceae crescono anche in Somalia e Kenya, ma nel complesso l'Etiopia merita a pieno titolo il titolo di regno dell'incenso. Dall'antichità a oggi, il suo ruolo di produttore e fornitore per il mercato mondiale resta indiscusso.


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